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Lingua materna, alle radici dell’identità

21 febbraio

Giornata Internazionale della Lingua Madre

 

Il 21 febbraio 1952 la polizia ha ucciso a fucilate, nella Università di Dhaka (Bengala Orientale), capitale dell’odierno Bangladesh, molti studenti manifestanti. Questi studenti protestavano perché si riconoscesse l’esistenza della loro lingua madre, il bengalese, che si voleva espellere dall’università, a favore di una lingua “più grande”, parlata dai potenti di allora.

 

Riguarda un fatto che si ripete, in diverse forme, continuamente in tutto il mondo e attraverso tutta la storia, non solo in Asia, ma anche negli altri continenti, come in molti paesi europei. Ciò praticamente succede in generale per gli sforzi, gli obblighi, e qualunque imposizione per l’uso di una lingua, quasi sempre l’inglese, da parte di qualche grande potenza economica, politica, militare o statale, per rafforzare la propria posizione nel mondo – a sfavore delle locali lingue materne.

“Sono potente, tacete o eventualmente, se volete parlare, parlate nella mia lingua”

Questo comporta, a poco a poco, la sparizione e la morte delle lingue e interi popoli perdono la loro grande ricchezza intellettuale – come avvertono anche molti linguisti.

Oltre alla ingiustizia sociale e ai problemi psicologici derivanti dalla perdita dell’utilizzo della propria lingua madre, e a causa dell’insufficente capacità nell’uso della lingua imposta, è necessario essere consapevoli anche di altri fatti: le diversità biologiche e linguistiche sono indivisibili, interconnesse e dipendenti una dall’altra. Dalla perdita della diversità linguistica si ha la perdita dei saperi tradizionali, sostanzialmente necessari per mantenere la biodiversità e la vita. (Dichiarazione finale, 64a conferenza ONU-ONG, Bonn, 2011 (1), Terralingua (2))

 

Il 17 novembre 1999, l’UNESCO ha proclamato il 21 febbraio Giornata Internazionale della Lingua Madre. Nel 2007 anche l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (3) ha esortato gli stati membri a “Sostenere la conservazione e la protezione di tutte le lingue usate dai popoli del mondo”, dichiarando contemporaneamente l’anno 2008 Anno Internazionale delle Lingue. (4)

Nel 2014 l’UNESCO ha pubblicato nel suo sito anche la versione in lingua Esperanto del messaggio del Direttore Generale, Irina Bokova. (5)

 

Come si relaziona tutto questo con l’Esperanto?

I valori centrali di questa giornata, la diversità e il diritto di ogni persona di parlare la propria lingua madre, sono gli stessi valori che difende il movimento mondiale per l’Esperanto. Noi, gli esperantisti, vogliamo che non sparisca alcuna lingua, che ogni lingua sopravviva, nel rispetto dei diritti linguistici di tutti, e che la giustizia linguistica governi l’inter-comunicazione. A questo scopo, da molti anni, anche l’Associazione Universale dell’Esperanto (UEA) festeggia solennemente questa giornata, per sottolineare, tra l’altro, che la lingua internazionale Esperanto non è un eliminatore di lingue, come è la lingua di una grande potenza economico-militare.

 

L’Esperanto di fatto è una protezione contro la sparizione delle lingue, come disse la signorina Vigdís Finnbogadóttir (presidente della Repubblica Islandese negli anni 1980-1996): “E’ già tempo che le diverse nazioni comprendano che una lingua neutrale potrebbe diventare un vero baluardo per le loro culture contro l’influenza monopolistica di solo una o due lingue, come oggigiorno sempre più diventa evidente. Spero sinceramente che l’Esperanto progedisca rapidamente per aiutare ogni nazione del mondo.” (6)

 

Forse qualcuno ancora chiede:

“Perché proprio l’Esperanto?”

Il motivo è semplice. Dietro l’Esperanto non ci sono stati, interessi economici, sforzi imperialistici, né popoli il cui interesse sia la sparizione di altri popoli, delle loro lingue, o il raggiungimento dei loro mercati. Dietro l’Esperanto ci sono solo persone di buona volontà dei più diversi popoli e nazioni, che hanno per scopo la giustizia per tutte le culture e per tutte le lingue, nella pace tra tutti i popoli.

“Rafforzare i diritti dei parlanti di ogni lingua è lo scopo cui essenzialmente contribuisce l’Esperanto.” – Prof. Robert Phillipson. (7)

L’Esperanto è lo strumento per perseguire il risultato di una giusta comunicazione e così di giuste relazioni tra etnie, culture, popoli.

“Spero che l’Esperanto prosegua il completamento di questo doppio ruolo di sostegno della diversità e di creazione di unità.” – Rita Izsák-Ndiaye, Relatore Speciale dell’ONU. (8)

Inoltre, l’uso della lingua-ponte Esperanto nella comunicazione internazionale realizza l’uguaglianza del diritto linguistico e aiuta tutti a vivere di più la propria lingua. Questo è il messaggio chiaro che chi parla esperanto, da tutto il mondo, vuole mandare a tutti in tutto il mondo il 21 febbraio.

 

Dall’originale in esperanto all’italiano, ha tradotto: Enrico Gaetano Borrello, Italia

Fonte: http://www.linguistic-rights.org


2018

Evento: CANTIAMO LE NOSTRE LINGUE

[QUI l’evento Facebook]

In occasione della giornata, l‘Associazione Esperantista Triestina e l’associazione Amici della Gioventù Musicale di Trieste
ti invita al concerto CANTIAMO LE NOSTRE LINGUE che si terrà nella

Sala Beethoven di via del Coroneo 15, Trieste
SABATO 24 FEBBRAIO 2018 alle h. 17.30


Il concerto realizzato nel quadro del progetto “7 NOTE PER LA PACE”, con il contributo della Regione FVG, e’ realizzato con la collaborazione di:

…E noi cantemo…. in triestino
Coro del Circolo de Rena Vecia, – M° Pierpaolo Sancin

SCHILLER KULTURVEREIN – Associazione culturale Friedrich Schiller in tedesco

Mešani cerkveni pevski zbor, Opčine / Coro della Parrocchia di S. Bartolomeo Ap. di Opicina – M° Janko Ban in sloveno

MESSÒGHIOS – ΜΕΣΟΓΕΙΟΣ
Coro Comunità Greco orientale – M° Ioanna Papajoannou in greco

Il Coro giovanile e di bambini della comunità serbo-ortodossa di San Spiridione (Trieste) in serbo
M° Anna Kaira

“A Duna vallomása” del poeta Ady Endre
“La confessione del Danubio” (Versione italiana di Roberto Ruspanti)
Legge : Krisztina Boldizsár in ungherese
Legge la versione italiana il suo traduttore

Coro femminile ŽPZ Ivan GRBEC Škedenj – Servola
M° Silvana Dobrila in sloveno e in esperanto

E’ importante ed anche necessario prenotare il posto!

 


2017

Il nostro programma in sede:

venerdi’ 19 febbraio h. 20:   Una serata con Liliana Bamboschek, cultrice del dialetto triestino, scrittrice, poetessa, e tanto altro, ed il suo ultimo libro di poesie in triestino “EL ZOGATOLO”.

Ingresso libero, ma è gradita la prenotazione.


2016

LA LINGUA MATERNA, ALLE RADICI DELL’IDENTITA’

DIALETTO TRIESTINO E LINGUA INTERNAZIONALE ESPERANTO

È un accostamento un po’ insolito, che vogliamo brevemente spiegare. Dobbiamo partire dal nocciolo della questione: le lingue ed i dialetti.

Il diritto di esprimersi nella propria lingua è fondamentale garanzia di libertà e uguaglianza degli uomini. Promuovere la diversità linguistica e culturale è tra gli obiettivi principali di molte Istituzioni ed in particolare dell’UNESCO.

Gli sforzi per promuovere la diffusione delle lingue madri, che costituiscono il più importante strumento per la salvaguardia e lo sviluppo del nostro patrimonio materiale ed immateriale, sono finalizzati non solo ad incoraggiare la diversità linguistica e l’educazione plurilinguistica, ma anche a sviluppare una più profonda consapevolezza delle tradizioni linguistiche e culturali nel mondo e una solidarietà basata sulla comprensione, la tolleranza e il dialogo.

 

La lingua dei nostri pensieri e delle nostre emozioni è dunque il nostro bene più prezioso.

Per la costruzione di un dialogo autentico bisogna rispettare tutte le lingue: le lingue sono ciò che noi siamo, proteggerle significa proteggere noi stessi.

 

Non lo dice solo l’Unesco, non lo diciamo solo noi. Ad esempio, Nelson Mandela ha detto:

Parlare a qualcuno in una lingua che comprende, consente di raggiungere il suo cervello. Parlargli nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore

Anche il nostro Italo Svevo si è espresso in questo senso. In un famoso libro ha scritto:

con ogni nostra parola toscana noi mentiamo! Si capisce come la nostra vita avrebbe tutt’altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto

La tutela della lingua materna è quindi uno strumento di salvaguardia del Patrimonio linguistico culturale dell’umanità, messo oggi in pericolo dalla globalizzazione e dalle tendenze all’utilizzo di un’unica lingua con i conseguenti rischi di progressiva marginalizzazione e sparizione delle altre. Sono all’incirca più di 3000 le lingue a rischio sul pianeta, un numero che rappresenta circa la metà delle 6000 lingue oggi parlate.

La scomparsa di una lingua è una irrimediabile perdita per il patrimonio ereditario dell’umanità. L’Atlante delle Lingue in via di estinzione, pubblicato dall’Unesco per la prima volta nel 1996 e poi con altre edizioni successive, mostra una drammatica lista delle lingue in pericolo e presenta una mappatura delle varie aree geografiche da cui è facile individuare i punti caldi di maggiore rischio per la diversità linguistica.

Le lingue materne si difendono o si possono difendere, con l’adozione di una lingua neutra per la comunicazione internazionale, ad esempio l’esperanto, che è di tutti in generale e di nessuno in particolare. E questo noi, esperantisti lo proponiamo da ben 128 anni. La nostra Associazione, che promuove questa lingua quale mezzo di comunicazione democratico e sovranazionale, ritiene che il suo utilizzo sia un baluardo molto efficace per la salvaguardia delle lingue madri e dei dialetti ancora in uso, non solo in ambito familiare.

Abbiamo pertanto realizzato un progetto che si intitola “LA LINGUA MATERNA, ALLE RADICI DELL’IDENTITA’ “, con il quale si vuole portare all’attenzione del pubblico l’importanza della lingua madre e dell’uso dei dialetti quale espressione della propria identità e la rappresentazione del gruppo di appartenenza, nonché per la salvaguardia di tradizioni, usanze e valori fondamentali del nostro modo di vivere. Per molti di noi, triestini, la lingua madre è il dialetto, quella appresa da prima dell’inizio della vita attraverso meccanismi complicatissimi e talvolta per noi inspiegabili. Esso è espressione viva dell’anima popolare e da corpo all’identità di coloro che lo usano.

Il libro presentato il 16 gennaio 2016

QUANDO FIORISSI EL MANDORLO

KIAM FLORAS LA MIGDALARBO

è stato realizzato nell’ambito di questo progetto ed ha goduto del sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia nell’ambito degli interventi per il 2014 riguardanti la valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia, di cui l’articolo 2 della legge regionale n. 5 del 2010.

Questo libro presenta 26 poesie scelte tra  quelle dei poeti Edda Vidiz, Graziella Semacchi Gliubich, Mariagrazia Mora, Boris Pangerc, Ottavio Gruber, Claudio Grisancich, e Laura Borghi Mestroni per un doveroso omaggio a questa grandissima poetessa dell’anima triestina. Come le abbiamo scelte? Semplicissimo! Quelle che più si avvicinavano al nostro territorio, ai nostri sentimenti verso la città, la famiglia, tradizioni ed usi. Abbiamo scelto quelle che abbiamo sentite più “nostre”, che ci hanno emozionato.

Non è stata una facile traduzione, il dialetto triestino ha parole anche molto particolari, che riportarne il significato in altra lingua, qualunque essa sia, è un’impresa di non poco conto. Traduttrici delle poesie sono state Elda Doerfler, Edvige Tantin Ackermann e Anita Peric’ Altherr.

Il libro ha già preso le vie del mondo: per i cultori di questa lingua internazionale di tutti i continenti rappresenta un altro mezzo per conoscere la nostra città ed il suo territorio, opera nella quale gli esperantisti triestini si impegnano da sempre con l’organizzazione di molte iniziative e la pubblicazione di libri anche a indirizzo turistico. Oggi lo presentiamo a voi e siamo sicuri che la lettura di alcune delle poesie vi emozioneranno, come è capitato a noi. Poi lo presenteremo anche a Dolina, posto che il famoso mandorlo del titolo ed anche quello della poesia di Boris Pangerc è di Dolina, e presso alcune altre realtà culturali cittadine.

Ringraziamo gli autori delle poesie per l’autorizzazione a tradurre in esperanto e pubblicare le loro poesie. Ringraziamo pure il sig. Renato Raseni che ci ha fornito la bella foto di copertina.

 


2015

La “lingua” per ciascuno di noi è la propria lingua materna, per mezzo della quale siamo cresciuti, abbiamo studiato, socializzato e formato il nostro proprio modo di vedere e percepire  il mondo.
La lingua madre serve a rispecchiare la realtà, mettendola in comunicazione con noi, e ciò vale sia per il singolo che per l’ambiente sociale che la eredita, usa e sviluppa. Ed è proprio per questo che essa significa anche e soprattutto “identità”.
La lingua, come strumento, e l’uso della lingua, come attività, sono fondamentali e determinanti socialmente, per cui i mezzi e le regole devono essere conosciute  in tal grado ed in tale maniera, da potere nel modo più preciso possibile comprendere ed apprendere le conoscenze esistenti ed arricchirle con le nostre.
Come ben diceva un famoso giornalista italiano “chi perde la propria lingua, perde la propria anima”. La difesa della propria lingua, il suo uso ed il suo continuo sviluppo sono indispensabili per continuare ad esistere con una propria identità.
La promozione della lingua materna deve essere sostenuta non solo per salvaguardare la diversità culturale e l’educazione multilingue, ma anche soprattutto per costruire una cultura solidale che sia sensibile alle tradizioni linguistico-culturali e aperta al dialogo e alla tolleranza.
In questa direzione, noi esperantisti triestini lavoriamo da sempre organizzando anche incontri e convegni dedicati alla lingua materna intesa nel senso più largo del termine, non limitandosi ai dialetti ed alle varie parlate in particolare della regione adriatica, ma anche alla lingua dei segni ed al Braille. Siamo convinti che la tutela e la promozione della parlata di nascita siano doverose, che a questo deve  accompagnarsi un’altrettanta tutela e promozione della lingua nazionale, e che dopo questo abbinamento, è decisamente auspicabile la conoscenza di un’altra lingua per le relazioni e la comunicazione internazionali – necessariamente sovranazionale e neutrale quale la lingua internazionale esperanto.

Il nostro progetto per il 2013 si è realizzato con i seguenti appuntamenti:

20 settembre h. 20 – nostra sede      Edda Vidiz presenta il suo libro:

TE SE RICORDI, TRIESTE?      Tutto in triestino, vocaboli, poesie, aneddoti, ricette antiche.

18 ottobre h. 20 – Sala Beethoven, via del Coroneo 15 – 2°piano – Teatro a leggio

LA LOCANDA DE L’OMO SELVATICO    –     una commedia in dialetto triestino di Edda Vidiz

–  22 novembre h. 20  – nostra sede     Edda Vidiz presenta:

ABECE’, per resentar el talian int’ el Rosandra   –   Sulla storia di Trieste, vocaboli, immagini, ricette….. ed altro ancora.